Associazione Culturale
Il Frentano d’Oro

Fabio Luciani


IL FRENTANO D’ORO
Edizione XXVI del 2025 al PROF. FABIO LUCIANI, 5 LUGLIO 2025.

FISICO TEORICO e IMMUNOLOGO.
Università UNSW (University of New South Wales) di Sydney.

Il PENSIERO dei GARANTI d’Oro.
Per me sì. 
Vilma Campitelli.

Mi sembra che abbia tutte le necessarie caratteristiche, bravi ad averlo trovato!!! Valentino (Pace).

Salve a tutti! Una scelta di grande prestigio: un curriculum di livello internazionale e una materia di straordinaria attualità. Persino io conosco la mamma… e ho mangiato montagne di frutta dal suo negozio!
Complimenti all’associazione! Cari saluti,
Sandra (Di Rocco).

Cari tutti, Mi sembra un’ottima scelta, un esempio di giovane che, con determinazione, coraggio ed anche un po’ di incoscienza, ha saputo costruirsi un futuro e una professione affasciante! Spero di conoscerlo… Un caro saluto a tutti, Alberta Campitelli.

Concordo con la scelta,
Guerrino De Luca.

Caro Presidente, sebbene non conosca gli altri candidati ed il Prof. Fabio Luciani operi in un ambito diverso dal mio e quindi una mia valutazione del suo CV non può che essere qualitativa, sono convinto che la scelta fatta sia ottimale.
Un caro saluto a tutti,
Carlo (Cecati). 

 Gentilissimi, ottima ottima scelta!!! Complimenti!!!
Un abbraccio a tutti,
Luigi.

Caro Presidente, care e cari garanti, mi associo alla scelta del brillante collega.
Cari saluti,
Carlo Mariani.

Ottima scelta dai molti significati… e poi mamma Rita!
Remo (Rapino).

Assolutamente si, un riscontro positivo sotto molti aspetti. Un sincero grazie al Presidente e al Comitato Direttivo per l’attenzione e la cura nella selezione del candidato. Con stima,
Vincenzo (Russi).

Cari, ottima scelta, giovane e brillante. Saluti,
Massimo (Spadano)

Nulla da eccepire sulla scelta da Voi proposta. La storia della sua vita e’ affascinante. Sarà un onore conoscerlo!
Cicci Santucci.

Cari tutti, ottima scelta, con stima,
Sonia Albanese.

Il premio “Il Frentano d’Oro su bozzetto del M° Mario Ceroli, primo Garante del 1998.
Realizzazione della Gioielleria AROVAL di Annalia Di Battista.
(foto di Gianluca Scerni)

La STAMPA.
3 maggio 2025:
https://www.abruzzoinvideo.tv/attualita/frentano-d-rsquo-oro-2025-a-fabio-luciani-oggi-la-presentazione-ufficiale-alla-stampa-it130706__a45579.html

https://www.zonalocale.it/2025/05/03/frentano-doro-fabio-luciani-26

https://www.gaeta.it/fabio-luciani-premiato-come-il-xxvi-frentano-doro-per-la-sua-ricerca-tra-immunologia-e-intelligenza-artificiale

https://www.palena.it/topics/notizie-provincia-di-chieti/il-fisico-immunologo-fabio-luciani-e-il-frentano-doro-2025

4 maggio: https://www.chietitoday.it/attualita/lanciano-frentano-d-oro-fabio-luciani-fisico-immunologo.html

Presentazione del prescelto alla Conferenza Stampa del 3 maggio 2025, il Prof. Fabio Luciani, al centro.
Alla sua dx, la Prof.ssa Rachele Ciccocioppo, Dirigente di Gastroenterologia ASL Lanciano Vasto Chieti,
la Prof.ssa Vilma Campitelli, Frentano d’Oro 2024 ed il Vice Sindaco, Avv. Danilo Ranieri.
Alla sin. di Fabio: il Coordinatore Giornalista Mario Giancristofaro, il presidente Stefano Graziani
ed il Sindaco, Avv. Filippo Paolini.

https://www.facebook.com/redazionevideocitta/videos/sono-felicissimo-di-ricevere-il-frentano-doro-ha-dichiarato-fabio-luciani-durant/1825670924933703

https://www.virgilio.it/italia/chieti/notizielocali/il_fisico_immunologo_fabio_luciani_il_frentano_d_oro_2025-75088639.html

4 maggio: Messaggero Abruzzo, Lanciano.

Articolo di Walter Berghella

https://www.terredichieti.net/notizie/cultura/13189/al-docente-di-immunologia-a-sydney-fabio-luciani-il-frentano-d-oro
https://www.abruzzospeciale.it/2025/05/04/fabio-luciani-lo-scienziato-ribelle-che-sogna-di-sconfiggere-il-cancro-con-lia-e-il-frentano-doro-2025/

Articolo di Stefania Sorge.

5 maggio 2025:
https://www.facebook.com/tgmax.it/videos/-quando-andavo-alluniversit%C3%A0-mi-chiedevo-se-un-giorno-anche-io-avrei-vinto-il-fr/1777193553010418/

https://www.ladolcevita.tv/fabio-luciani-frentano-doro/

19 maggio 2025. Commento ulteriore dell’Ing. Vincenzo Russi, Garante del 2011, dopo la mia frase:
Azzardo forse sì, forse no: potenziale prossimo Premi Nobel per la Medicina..
Grazie Presidente! Il tuo auspicio, credo, sia condiviso da tutti noi: per i meriti straordinari di Fabio e per l’importante visibilità che questo riconoscimento porterebbe anche alla nostra Associazione. 
Devo dire che, questa volta, hai davvero mirato in alto … il Nobel! Che dire?
Ci speriamo tutti, con sincero entusiasmo.
Ma anche se non fosse, rimangono i meriti di Fabio e la sua storia gentile e forte, come noi abruzzesi.

20 maggio 2025:
https://www.abruzzoturismo.it/it/eventi/xxvi-edizione-del-prestigioso-premio-il-frentano-doro
3 luglio: https://ilgiornaledabruzzo.it/?p=61168

COMUNICATO: l’aggiornamento di questa pagina di Fabio Luciani, purtroppo per vari problemi, lo sto iniziando il 12 di agosto. Datemi qualche giorno…
Chiedo pertanto scusa al Premiato ed alle Lettrici/Lettori del sito.
Grazie, Stefano.

La Stampa dopo l’evento:
7 luglio: https://www.chietitoday.it/attualita/premiazione-frentano-oro-lanciano-fabio-luciani-immunologo.html
https://www.instagram.com/p/DLr9BjAhJVU/

telemax
7 luglio: https://www.tgmax.it/tag/frentano-doro/
13 luglio 2025:
https://www.youtube.com/watch?v=LHFdlZLenYg abruzzoinvideo

Il FRENTANO d’ORO.
Iniziativa prestigiosa che esprime i valori della Gente Frentana. È un premio che viene assegnato annualmente ad una persona nata nella Frentania che nel campo delle scienze, della cultura, della musica, dell’arte, dell’economia e della professione, si è resa benemerita dando lustro e prestigio alla sua terra di origine in Patria e nel mondo.
L’intento è quello di attestare con un riconoscimento tangibile l’attività delle persone che onorano la Frentania nei valori più nobili ed elevati dal punto di vista intellettuale, morale, professionale, artistico e filantropico.

In ricordo del compianto Marcello De Cecco,
ripubblichiamo un suo significativo testo sul Frentano d’Oro:
A che serve un premio.
A che serve un premio come il Frentano d’Oro? Credo che, innanzitutto, serva a rafforzare il senso di appartenenza di un piccolo popolo al suo territorio, specie quando non c’è unità etnica sulla quale fondare tale senso di appartenenza.
Nel caso della Frentania, questo è particolarmente vero, perchè molte sono le etnie dalle quali provengono, nel corso dei secoli, i suoi abitanti e tutte si sono felicemente fuse tra loro.
Il Frentano d’oro serve dunque a mostrare, anno dopo anno, che il territorio è capace di produrre persone che si distinguono abbastanza nei loro settori di attività da acquistare una eminenza nazionale e internazionale. Lo dico senza imbarazzo, anche se scrivo queste righe solo per compiacere Ennio de Benedictis, fondatore del Premio, ignorando il fatto che io stesso sono stato insignito del
Frentano d’Oro, e lo considero uno dei maggiori riconoscimenti che ho ricevuto nella mia carriera.
Ma io non sono particolarmente modesto ed Ennio, quando vuole ottenere qualcosa, non demorde fino a quando non ha raggiunto il suo obiettivo.
D’altronde, a conferma definitiva della serietà del Premio, del suo non inchinarsi a poteri palesi o occulti, locali o centrali, stanno le personalità di almeno quattordici di coloro che ne sono stati insigniti nelle quindici edizioni che, compresa quella di quest’anno, ed escludendo il caso del sottoscritto, il Frentano d’Oro ha avuto finora.

Si studino i curricula di ciascuno di essi e si dovrà concludere che essi sono confrontabili, senza sconti, con quelli dei premiati dai maggiori premi nazionali. Altra caratteristica notevole dei premiati, è la varietà dei campi in cui essi operano. Si va dallo scultore al fisico nucleare, all’ingegnere, al direttore d’orchestra, al giurista, al medico.
La Frentania non ha una popolazione molto numerosa. Eppure, ne sono più che certo, volendo mantenere gli standard di qualità che il Premio è riuscito ad assicurare finora, non solo si sarebbe potuto raddoppiare il numero dei premiati
annuali, ma che gli anni avvenire mostreranno, come quelli passati, una assoluta mancanza di penuria di candidati di alto livello. Forse è stato proprio il fondersi tra loro di tante etnie a dare a chi è nato da queste parti la capacità di distinguersi ovunque il destino lo porti ad abitare e a lavorare. Con buona pace dei razzisti!
Congratulazioni quindi ad Ennio de Benedictis, inventore e animatore del Premio. In sua assenza sono certo che le edizioni sarebbero state di meno e che, forse, la scelta dei candidati avrebbe finito per soccombere, come in tanti casi, a motivi e interessi che poco hanno a che fare con la ricerca della eminenza professionale dei candidati. La Frentania dovrebbe essergli assai più riconoscente.
Prof. Marcello De Cecco

Il Saluto del Sindaco di Lanciano, Avv. Filippo Paolini.
A nome di tutta l’Amministrazione Comunale e mio personale desidero porgere un cordiale saluto alla edizione del premio “Il Frentano D’Oro” 2025.

Come ogni anno ritengo opportuno ricordare che detto premio, giunto alla sua 26° edizione, è stato ideato e portato avanti dal suo fondatore Ennio De Benedictis che per tanti anni si è prodigato, con la passione e l’amore che ha sempre concretamente manifestato nei confronti di Lanciano, per la realizzazione di questo prestigioso riconoscimento che, tra l’altro, ha anche il merito di avere fatto scoprire a molti la storia della Frentania. Ritengo altrettanto importante ribadire il mio ringraziamento all’attuale Presidente Stefano Graziani, il
quale ha saputo raccogliere il testimone del compianto Ennio interpretando correttamente la spirito con il quale egli inventò dal nulla il premio oggi
da tutti tanto ambito. Il Frentano d’Oro 2025 premia Fabio Luciani fisico-immunologo “Lancianese doc” che ora vive in Australia ed è Professore Ordinario all’Università di Sydney. Non mi soffermo sull’ottimo curriculum che, comunque, invito tutti a leggere con attenzione per comprendere il valore del premiato. Desidero solo sottolineare il valore umano del Luciani il quale con passione, determinazione e sacrificio ha saputo costruirsi un percorso di crescita umana e professionale fondato solo sulle sue qualità.
Un esempio per tutti i giovani che devono comprendere che il loro futuro è solo sulle loro spalle così come è stato per Luciani e che i propri sogni possono essere realizzati anche senza partire da una situazione di vantaggio. Affermo ciò con certezza poiché da tanti anni conosco la famiglia del Luciani e ne ho sempre apprezzato le qualità umane di grandi lavoratori che hanno educato i figli con dei valori non negoziabili quali l’onestà e l’integrità morale.
L’Associazione assegna l’ambito riconoscimento che viene conferito ogni anno, come da statuto, “ad una persona nata nella Frentania che nel campo delle scienze, della cultura, della musica, dell’arte e delle professioni si è resa benemerita dando lustro alla sua terra d’origine in patria e nel mondo”.
Sono quindi certo, che anche quest’anno viene riconosciuto alla persona giusta e che vivremo una serata coinvolgente e densa di emozioni che trasmetterà a tutti noi Frentani quello spirito di appartenenza che non possiamo dimenticare.

Il FRENTANO d’ORO 2024 a Fabio Luciani.
Motivazione
Se un altro personaggio esistesse, oltre a Ulisse, da poter incarnare l’eroe del “folle volo” dantesco, quello sarebbe il lancianese Fabio Luciani, Frentano d’Oro del 2025.
Luciani, infatti, arride alla conoscenza senza mai lasciarsi imbrigliare dalle catene dell’erudizione, volteggiando con sicura destrezza tra le maglie strette che legano
le molteplici discipline alle quali egli è votato: la fisica, la matematica, la medicina. Folle e temerario è forse il volo di un fisico che, per caso, s’approccia all’immunologia, che scommette, da indomito pioniere, sul valore dell’intelligenza artificiale. Ma è questo un volo felice, senza incrinature né cadute definitive, la favola bella, eppure autentica, di un ragazzo degli anni Settanta, sbarcato a Sydney, che diventa professore di fama internazionale.
Della sua inarrestabile curiositas, che condivide con il laerziade e che lo ha portato a compiere viaggi geografici ma anche infinite e metaforiche peregrinazioni interdisciplinari, Luciani ne fa puntello, arma da opporre alle leggi già scritte e all’appiattimento dottrinario; enfant prodige, innamorato dei numeri ma poco incline allo studio, egli ha mantenuto lo spirito ribelle e fiero che lo caratterizzava da bambino, quel modo di muoversi nel mondo in piena autonomia e, se necessario, “in direzione ostinata e contraria”, come direbbe De André.
È un ulisside Fabio Luciani, umile e coraggioso, che ha per Itaca la sua Lanciano, centro di una dimensione eterna che sa d’infanzia e di affetti, di sacrifici e di marachelle insieme; città mai davvero abbandonata, isola che s’intreccia al cuore

Il Giornalista Mario Giancristofaro

di uno scienziato visionario che usa ancora il dialetto natio come cifra identificativa, che sogna di tenere in scacco le malattie autoimmuni e il cancro, che insegna ai suoi studenti, come un filosofo, a porsi senza fine la domanda antica del perché delle cose.
Lanciano, 5 luglio 2025, Associazione Culturale, “Il Frentano d’Oro”
Mario Giancristofaro a nome del Comitato Direttivo.

PRESENTAZIONE di Mario Giancristofaro
(giornalista – componente del comitato direttivo – coordinatore del Premio).
Questa è la storia di Fabio. Una storia che andrebbe scolpita in tutte le scuole per far capire come dai vichi e dagli orti di Lanciano, cittadina d’Abruzzo, seguendo una passione, si possa arrivare a una prestigiosa Università di Sydney, in Australia, a maneggiare complicati schemi di fisica teorica e combattere il cancro attraverso l’immunologia e l’intelligenza artificiale.
Oggi quel ragazzo, a cui da piccolo, come lui stesso racconta, “piaceva più giocare che studiare”, e che di anni ne ha 51, è diventato il professor Fabio Luciani, Ordinario di Immunologia and Immunogenomica. È considerato una eccellenza nel mondo della ricerca e nell’impegno della tutela delle nostre vite.
Ma del percorso e delle attività scientifiche di Fabio, in questa pubblicazione potete trovare tutti i particolari, evidenziati e descritti da eminenti scienziati.
In più, c’è allegato curriculum vitae del passato e del presente. Io, invece, voglio raccontarvi di alcuni aspetti della “persona” Fabio e del perché, con il presidente
Stefano Graziani e di tutto il comitato direttivo dell’associazione, abbiamo scelto lui per il Premio del Frentano d’Oro 2025, giunto alla 26esima edizione.
Il nostro Premio, creato con felice intuizione dal compianto ragionier Ennio De Benedictis, si basa su tre punti fondamentali. Il Premiato deve essere nato nella Frentania; deve essersi distinto nel mondo nel campo delle arti e delle professioni; deve essere rimasto legato alla sua terra di origine. Fabio risponde pienamente a
questi requisiti: è un Frentano doc, a Lanciano è nato, cresciuto, e ha studiato fino al Liceo.
Adesso nuota nell’Oceano, ma non ha dimenticato il negozio di frutta di mamma Rita, in Corso Roma, e gli piace ancora andare per gli orti e le serre di papà Angiolino, in contrada Sant’Egidio.
Alla conferenza stampa della presentazione, una sua frase, in particolare, mi è rimasta impressa:
Quando ero appena ai primi anni dell’Università e ho sentito parlare per la prima volta di questo Premio ho pensato che sarebbe stato bello un giorno prenderlo anch’io”.
Ecco, Fabio, quel giorno è arrivato: Lanciano e tutta la Frentania, e non solo, ti applaudono. È stato un giramondo della scienza, Fabio. Adesso si è fermato da parecchi anni, dal 2005, in Australia, a Sydney dove ha trovato Jane, la donna della sua vita, con la quale vive in una casa allietata dai due figli, Gaia e Modì.
Sempre in questa pubblicazione, Fabio racconta il suo percorso di vita.
Ne cito due passaggi. “Ventiquattro anni dopo la laurea – dice – sono ora professore ordinario di immunologia, dove sono riuscito a mettere su un gruppo
di ricerca basato sulla mia formazione interdisciplinare a cavallo tra fisica, matematica e immunologia. In questi anni ho sempre dedicato me stesso con passione e tanta energia a imparare e studiare cose nuove, a implementare nuove tecnologie e a rimanere sempre positive”.

Un consiglio per i giovani?
“Raccomando tre parole” dice il professor Fabio Luciani:
intuizione, curiosità, umiltà. Soprattutto la curiosità è stato il filo conduttore della mia vita. La curiosità mi ha spinto sempre in avanti. Non ho mai smesso di chiedermi il perché delle cose. Lo faccio ancora, 24 ore su 24. Lo faccio soprattutto quando le cose vanno male”.
A consegnare il Frentano d’Oro a Fabio Luciani sarà, come da tradizione, la Premiata dello scorso anno, Vilma Campitelli, flautista internazionale e musicologa.

La pergamena per Fabio. Partecipazione della Giornalista Giuseppina Fazio, della “Scribo”.

SCRIBO – COMUNICATO STAMPA.
È FABIO LUCIANI, DOCENTE DI IMMUNOLOGIA A SYDNEY,
IL XXVI FRENTANO D’ORO (di Giuseppina Fazio).

La Giornalista Giuseppina Fazio.
(foto di Fiorella Zegarra Giancristofaro).

Il prestigioso riconoscimento allo scienziato visionario con in tasca la cura contro il cancro.
La Repubblica l’ha definito “lo scienziato ribelle”, mosso da una magica triade di qualità che sono “intuizione, curiosità e umiltà”. È il lancianese Fabio Luciani, professore ordinario di Immunologia e Machine learning all’University of New South Wales di Sydney, il XXVI Frentano d’Oro: ambìto premio, quest’ultimo, fondato dal compianto Ennio De Benedictis e conferito annualmente dalla Associazione, il cui presidente in carica è Stefano Graziani,
«a una persona nata nella Frentania che nel campo delle scienze, della cultura, della musica, dell’arte, dell’economia e della professione si è resa benemerita dando lustro e prestigio alla sua terra d’origine in patria e nel mondo».
Un’infanzia vissuta tra corso Roma – dove la madre possedeva, dal 1963 fino a pochi giorni fa, uno storico negozio di frutta e verdura – il quartiere Sacca e, poi, la campagna di Sant’Egidio; un piglio da ragazzino controcorrente, refrattario alle regole, indisciplinato, poco incline allo studio ma già avvezzo alla responsabilità di aiutare i genitori, sia d’inverno sia d’estate, nell’attività di famiglia.
È questo il profilo del Fabio Luciani bambino, innamorato più che delle lettere dei numeri, da cui emergono quelle già ricordate caratteristiche di
“intuizione, curiosità e umiltà”
che il professore visionario rivendica ancora oggi come principii guida della sua vita e della sua carriera; e che promette una rivoluzione a breve termine, che ha il gusto di un insperato auspicio, nel campo della cura del cancro:
«Fra pochi anni – assicura Luciani – intelligenza artificiale e immunoterapia ci aiuteranno a curare il cancro meglio di qualsiasi altra terapia. La chemioterapia scomparirà».
È un ulisside il nuovo Frentano d’Oro 2025, che riceverà il prestigioso riconoscimento il prossimo 5 luglio, alle ore 18, al Polo Museale di Lanciano, durante la consueta cerimonia di premiazione, dalle mani del Frentano d’Oro uscente, la flautista Vilma Campitelli. Un fisico teorico, votato dapprima in apparenza all’ingegneria e adottato poi dalla medicina, che ha orientato tutti i suoi sforzi nel tentativo di applicare l’intelligenza artificiale all’immunologia per curare le malattie autoimmuni e il cancro; spinto da un irrefrenabile desiderio di conoscere, che egli tenta di infondere nei suoi studenti, Luciani incarna il prototipo perfetto del Frentano d’Oro: sebbene irrequieto e inarrestabile intellettualmente e geograficamente, tanto da esser passato, prima di approdare in Australia, per la Germania e l’Olanda, è rimasto sempre fedele alle sue radici e non ha mai dimenticato la sua terra d’origine, di cui conserva il dialetto quale cifra identificativa.
Uomo di genio, egli è rimasto saldamente legato ai valori più autentici della sua gente, compiendo “il folle volo” di diventare scienziato di fama con le sole armi della determinazione e del suo poliedrico ingegno, sfoderando la carta vincente della multidisciplinarietà; interdisciplinarietà che lo vede impegnato nella ricerca, attraverso la quale egli condensa e mette a frutto le sue molteplici competenze nell’intelligenza artificiale, nei modelli matematici, nell’analisi statistica e
bioinformatica, nonché nell’immunologia, nella virologia e nella genomica.
«Sono felicissimo di ricevere il Frentano d’Oro» ha dichiarato Fabio Luciani durante la conferenza stampa tenutasi stamane alla presenza del presidente dell’Associazione, Stefano Graziani, del coordinatore del Premio, Mario
Giancristofaro, del sindaco Filippo Paolini e dell’assessore Danilo Ranieri.
E ha aggiunto: «È un sogno che si avvera».
SCRIBO – Ufficio Stampa della XXVI Edizione del FRENTANO d’ORO

Il Prof. Fabio Luciani.
(foto di Gianluca Scerni, Lanciano)

Fabio Luciani
Dagli orti di S. Egidio a Sydney.
Sono nato a Lanciano il 18 aprile 1974. Da piccolo la mia famiglia non navigava nell’oro, quindi sono cresciuto prima in un piccolo monolocale dietro Corso Roma, poi al Quartiere Sacca in Vico Garibaldi n.32, dove ho tantissimi ricordi, tra cui la chiesa di S. Maria Maggiore dove facevo il chierichetto e venivo bacchettato da Don Pietro un giorno sì e l’altro pure. E tantissimi amici. Giocavo spesso tra i vicoli del quartiere, a calcio, e a nascondino, mi ricordo con affetto decine di bambini a giocare fino a tardi la sera d’estate. A undici anni ci siamo trasferiti in campagna, a S. Egidio, dove mio padre aveva con tanti sacrifici iniziato a costruire una casa, poi non completata per via di vicissitudini varie, inclusa la malattia di mia madre.
Vengo da una famiglia di lavoratori. Mia madre ha un negozio di frutta e verdura dal 1963 ed è aperto ancora oggi. Mio padre ha avuto sempre un senso della natura e già dall’età di 5 anni ha lavorato negli orti di San Egidio. Entrambi non solo hanno avuto un senso spiccato del dovere, ma anche il desiderio di migliorare e andare avanti con innovazione. Soprattutto mio padre, che è stato il primo a proporre colture in serre e con semi ibridi fin dagli anni ‘60, in Abruzzo.
Con questa formazione mi è stata subito proposta una semplice decisione, continuare a lavorare con loro e andare a scuola. Ho scelto la seconda, nonostante avessi tante persone attorno a convincermi dell’opposto. A scuola non avevo molta voglia di studiare, perché mi piaceva tantissimo giocare con gli amici e fare delle marachelle, avendo sempre uno spirito di compagnia e tanta energia da spendere. Andai all’asilo Maria Vittoria, con le suore, e mi ricordo benissimo che ricevevo attenzioni particolari per il cibo, dato che il negozio di mia madre era nei paraggi. Alle elementari andai agli Eroi Ottobrini, anno 1980, con la Maestra Maria Zauri e un gruppo di bambini con cui sono rimasto in contatto, ancora adesso. Lì ho mosso i miei primi passi verso i numeri. La maestra mi chiamava sempre per risolvere problemi numerici, e diceva alla mia mamma che io ero nato tra i numeri (un po’ meno tra le lettere dell’alfabeto). Alle elementari mi ricordo facevamo sempre delle gare di matematica, io ed il mio migliore amico Andrea de Santis, su chi calcolava il numero più grande o chi faceva prima a moltiplicare numeri a 2 cifre, ecc. Alle Scuole Medie alla Mazzini, incontro tantissimi amici, amici con cui esco insieme quando torno a Lanciano, incluso il mitico Angelo Venditti. Alle scuole medie comincio a essere interessato alle scienze in generale e alla Biologia, con le lezioni tecniche dei professori Rustignoli e Volpe, e con le lezioni di matematica del professor Gizzarelli.
Devo dire che anche qui spesso agivo in maniera abbastanza iperattiva, caratteristica che mi ha accompagnato per tutta la vita, nonostante l’età avanzasse. Durante le scuole, sia d’inverno che d’estate, io e mia sorella Marcella dovevamo aiutare in famiglia, avendo i genitori con attività in proprio. Questo all’inizio ci ha reso la vita un po’ difficile, perché non potevamo andare a giocare spesso come gli altri bambini, ma alla fine ci ha reso più forti e ci ha fatto capire il valore delle cose e della vita. La mia famiglia non ha vissuto nel lusso, ma i miei genitori non ci hanno fatto mancare nulla.
Mi ricordo con affetto le mattinate passate a vendere al mercato con mio padre, oppure alla fiera dell’agricoltura. Ci si alzava alle 3 per caricare il furgoncino e partire. Spesso era una buona scusa per non andare a scuola il sabato. Ma la scuola continuava sulla strada. Anzi, è proprio allora che ho imparato ad essere street smart, a ragionare velocemente e a capire le persone.
Di quel periodo conservo dei ricordi bellissimi. A colazione si facevano delle pause, mangiando tutti i prodotti tipici dei vari paesini attorno a Lanciano.
È stato in quei frangenti che ho imparato a fare i conti velocemente e senza sbagliare.
Poi sono arrivati gli anni del liceo scientifico durante i quali, grazie alla favorevole combinazione di alcuni docenti, amici e primi amori, ho sviluppato un interesse smisurato per la scienza, e soprattutto per la fisica e la matematica. Al liceo a Lanciano ho avuto tantissime persone che mi hanno supportato: mi ricordo il professor Carmine Carmine, la professoressa Crisanti, il professor De Menna, il professor Arena, e tanti altri che riuscivano a capire le mie inclinazioni, nonostante io rimanessi sempre una testa calda.
Dal liceo vado poi a studiare ingegneria a Napoli. In ingegneria rimango solo un anno, perché poi ho deciso di andare a studiare fisica. Durante l’ultimo anno dei miei studi, mia madre ha un incidente stradale, così torno a Lanciano per aiutare la famiglia. Quando mia madre si riprende, mi trasferisco a Bologna. È proprio allora che accade uno degli eventi fondamentali della mia vita: l’incontro con due professori che mi hanno proposto di studiare il sistema immunitario dei centenari, e di provare a usare modelli matematici e fisici per spiegare l’invecchiamento delle cellule.
Quel lavoro mi costrinse (con gran piacere) a studiare per 18 mesi immunologia nella facoltà di medicina, per poi tornare a fisica e completare i miei studi. La mia tesi di laurea fu pubblicata e premiata dalla SISA di Trieste con il Premio Lando Caiani come migliore tesi di fisica meccanica statistica del 2000. A Bologna è nato il mio amore per l’immunologia con un luminare: Claudio Franceschi. «È stato il mio mentore, mi chiamava cavallo pazzo». Torna alla fisica, dottorato in Germania. Tesi sui modelli matematici di immunologia. «Facevo già allora modelli di predizione di come funziona il sistema immunitario».
Dopo Bologna sono partito per il dottorato in Germania, prima a Dresda al Max Planck Institute, poi a Berlino e infine a Utrecht in Olanda.
Nel 2005 decisi di cambiare aria, così mi avventurai verso l’Australia, con una decisione alquanto casuale, e spinta dal desiderio di esplorare.
24 anni dopo la laurea, sono ora professore ordinario di immunologia e sono riuscito a mettere su un gruppo di ricerca basato sulla mia formazione interdisciplinare a cavallo tra la fisica, matematica e immunologia.
In questi anni ho sempre dedicato me stesso con passione e tanta energia a imparare e studiare cose nuove, a implementare nuove tecnologie e rimanere sempre positivo.
Nel 2005 arrivai a Sydney. «Ho iniziato a lavorare sulla tubercolosi: grazie all’intelligenza artificiale riuscivamo a predire i pazienti che avevano forme resistenti agli antibiotici. Ho lavorato sull’epatite C: abbiamo usato la genomica, sequenziando il virus. Abbiamo studiato come questo virus si diffonde nelle carceri, dove esiste una comunità molto grande di tossicodipendenti a rischio infezioni. Facevamo prelievi di sangue e scoprivamo chi era infetto. Poi, grazie alla genomica, riuscivamo a risalire, in base alla similitudine di due genomi di virus presi da due persone diverse, all’origine delle infezioni e ai fattori di rischio, dando poi informazioni importanti alle Autorità competenti per minimizzare il rischio di infezioni future».
Intuizione, curiosità, umiltà sono le tre parole chiave della mia carriera. «La curiosità è il filo conduttore della mia vita. È ciò che mi ha spinto sempre avanti. Non ho mai smesso di chiedermi perché. Lo faccio ancora, 24 ore su 24. Lo faccio soprattutto quando le cose vanno male. In Australia sono arrivato come “modellista” di epidemiologia, poi ho lavorato nella genomica, poi sono tornato finalmente all’immunologia. Che in fondo è il mio primo amore».

La Garante d’Oro 2024 Vilma Campitelli consegna il Premio a Fabio Luciani.

TESTIMONIANZE: Giorgio Turchetti, Claudio Franceschi, Rowena Bull, Stefano Salvioli, Alan Yuille e Alan Hill, Alessandro Marconetti, Angelo Venditti, Alessandro Di Vincenzo, Luciana Carota, Manuela De Benedictis, Luca di Francescantonio, Rachele Ciccocioppo, Marcella Luciani, Paolo Tieri.

Giorgio Turchetti, Professore Emerito di Fisica, Università di Bologna.
Conobbi Fabio Luciani nei primi anni 2000, quando, con grande determinazione, si trasferì da Napoli a Bologna per completare gli studi. Nonostante mancassero ancora sette esami alla laurea, era deciso a intraprendere un percorso di ricerca ambizioso. Dopo alcune difficoltà iniziali nel trovare un relatore, si presentò nel mio ufficio con idee chiare e una passione contagiosa. Gli proposi una sfida inusuale per l’epoca: sviluppare un modello matematico del sistema immunitario, unendo fisica teorica, matematica e biologia. Era un’idea visionaria, che Fabio accolse con entusiasmo e rigore.

Il Prof. Giorgio Turchetti.
(foto di Fiorella Zegarra Giancristofaro)

Ricordo i nostri incontri intensi, anche a Ferragosto, per continuare a discutere modelli dell’immunosenescenza. Un agosto particolarmente caldo ci vide entrambi prendere il treno – lui da Lanciano, io da Senigallia – per lavorare a Bologna, tra discussioni su acceleratori di particelle e sistemi complessi. Il risultato fu una tesi brillante, che fu premiata con il prestigioso Premio Lando Caiani della SISSA di Trieste e che gettò le basi per una carriera scientifica di respiro internazionale.
Insieme abbiamo sviluppato un semplice ma potente modello a compartimenti sull’invecchiamento del sistema immunitario, proposto dal Prof. Claudio Franceschi, in cui la scomparsa dei linfociti T vergini portava alla perdita della memoria immunitaria. Fabio ha poi esteso questo lavoro a modelli ad agenti, introducendo la variabilità individuale, l’azione delle APC e l’interazione clonotipica tra cellule immunitarie. Il suo approccio, ispirato ai metodi statistici della fisica, mirava a una “termodinamica del sistema immunitario”, traducendo le interazioni elementari in dinamiche macroscopiche.
La sua carriera lo ha portato dalla modellazione bayesiana di patogeni antibiotico-resistenti fino alla genomica virale e all’immunoterapia nelle malattie autoimmuni, sempre con uno sguardo interdisciplinare e innovativo. Oggi dirige un laboratorio di immunogenomica alla University of New South Wales, in Australia, dove guida ricerche d’avanguardia applicando tecnologie single-cell e intelligenza artificiale.
Il percorso di Fabio Luciani dimostra che è possibile affrontare la complessità biologica con lo stesso rigore teorico con cui si derivano le equazioni dei fluidi o si modellano le interazioni molecolari. Per tutto questo, considero il conferimento del Frentano d’Oro un riconoscimento non solo meritatissimo, ma doveroso.

Claudio Franceschi, Professore Emerito di Patologia generale, Università di Bologna.
Ricordo perfettamente il giorno in cui conobbi Fabio Luciani: era uno studente di Fisica Teorica, brillante e curioso, ma con uno sguardo rivolto oltre i confini disciplinari. Mi scrisse perché voleva fare una tesi sui modelli matematici dell’immunosenescenza – un’idea allora decisamente inusuale, al limite dell’audace. Lo accolsi volentieri nel mio gruppo all’Università di Bologna, affascinato dalla sua energia intellettuale e dalla determinazione con cui si proponeva di collegare fisica e biologia.
Fabio era un vero “cavallo pazzo” – come affettuosamente lo chiamavo – perché aveva la capacità rara di muoversi con libertà tra concetti complessi, unendo rigore teorico a una creatività fuori dal comune. Il nostro lavoro insieme portò non solo a due pubblicazioni scientifiche di rilievo, ma anche a un prestigioso riconoscimento della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) di Trieste.
Quella esperienza fu, per lui, l’inizio di un percorso straordinario. Per me, fu la conferma di quanto sia importante credere nei giovani che osano pensare in modo diverso.
Vedere oggi Fabio ricevere il Frentano d’Oro mi riempie di orgoglio. Non solo per i risultati scientifici che ha raggiunto a livello internazionale, ma perché ha saputo conservare quello spirito libero e visionario che già lo distingueva da ragazzo. Il premio a lui assegnato non è solo meritato: è simbolo di ciò che accade quando passione, coraggio e intelligenza si incontrano.

Rowena Bull, Professoressa presso The Kirby Institute – UNSW Sydney.
Ho avuto il privilegio di lavorare con Fabio Luciani per oltre un decennio al Kirby Institute, e posso affermare con sicurezza che pochi hanno avuto un impatto così profondo e duraturo sul nostro ambiente di ricerca.
Fabio ha portato nel nostro team una combinazione unica di rigore scientifico, intuizione computazionale e una mentalità visionaria eccezionale. Insieme, abbiamo affrontato sfide complesse – dalla sequenziamento virale alla modellizzazione dell’evoluzione immunitaria – e ogni progetto è stato arricchito dalla sua originalità e dal suo entusiasmo instancabile. Lavorare con Fabio non era solo ricerca; era esplorazione, guidata dalla convinzione che ogni insieme di dati nascondesse una storia segreta—se si sapeva come ascoltarla.
Collaborare con lui significava essere costantemente esposti a nuove idee, spesso dirompenti, e a un’inarrestabile ricerca dell’eccellenza che spingeva l’intero team a raggiungere traguardi più elevati. La sua capacità di integrare approcci interdisciplinari—dalla fisica teorica alla genomica, dall’Intelligenza Artificiale all’immunologia—ha trasformato il nostro modo di affrontare alcune delle domande scientifiche più difficili. La sua creatività senza pari è la forza motrice dietro la nostra ricerca, che costantemente supera i limiti e ci posiziona all’avanguardia nel campo.
Più recentemente, Fabio e io abbiamo avuto l’entusiasmante opportunità di co-progettare un nuovo corso di immunologia per studenti universitari, iniziativa che ha portato in aula il suo pensiero innovativo e la sua passione per l’educazione. Il suo impegno nel formare la prossima generazione di scienziati è tanto ispirante quanto i suoi contributi alla ricerca.
Il Frentano d’Oro è un riconoscimento non solo per la brillante carriera di Fabio, ma anche per il suo spirito visionario, la sua generosità intellettuale e la sua determinazione nel costruire ponti tra scienza, tecnologia e medicina. Fabio ha ispirato – e continua a ispirare –un’intera generazione di ricercatori.
È stato un vero privilegio condividere questo percorso con Fabio; lo considero non solo uno dei miei colleghi più stimati e ispiratori, ma anche un caro amico.

I’ve had the privilege of working with Fabio Luciani for over a decade at the Kirby Institute, and I can confidently say that few people have had such a profound and lasting impact on our research environment.
Fabio brought to our team a unique combination of scientific rigor, computational insight, and an exceptional visionary mindset. Together, we tackled complex challenges—from viral sequencing to modelling immune evolution—and every project was enriched by his originality and tireless enthusiasm. Working with Fabio wasn’t just research; it was exploration, driven by the belief that every dataset held a hidden story—if you knew how to listen.
Collaborating with him meant being constantly exposed to new, often disruptive ideas, and to a relentless pursuit of excellence that pushed the entire team to reach higher. His ability to integrate interdisciplinary approaches—from theoretical physics to genomics, from AI to immunology—transformed how we approach some of the most difficult scientific questions. His unparalleled creativity is a driving force behind our research that consistently pushes the boundaries and keeps us at the very forefront of the field.
Most recently, Fabio and I had the exciting opportunity to co-develop a brand new undergraduate immunology course—an endeavour that brought his innovative thinking and passion for education into the classroom. His commitment to shaping the next generation of scientists is as inspiring as his contributions to research. The Frentano d’Oro is a recognition not only of his brilliant career, but of his visionary spirit, his intellectual generosity, and his determination to build bridges between science, technology, and medicine. Fabio has inspired—and continues to inspire—an entire generation of researchers. It has been a true privilege to share this journey with Fabio; I consider him not only one of my most valued and inspiring colleagues, but also a dear friend.

Stefano Salvioli, Docente di Immunologia, Università di Bologna.
Ciao Fabio, anzi professor Luciani, mi fa davvero molto piacere che tu riceva questo riconoscimento proprio nel tuo luogo d’origine. Le origini sono importanti, le radici sono importanti e tu da quelle radici di strada ne hai fatta davvero tanta. Conosco Fabio da molto molto tempo, fin da quando entrambi muovevamo i primi passi da ricercatore nel laboratorio del professor Claudio Franceschi a Bologna. Fabio era un giovane fisico neolaureato, ma si appassionò subito ai temi dell’immunologia. Questo però non fu un tradire la propria formazione. La fisica infatti studia i sistemi complessi e il sistema immunitario è il sistema più complesso che ci sia, secondo forse solamente al sistema nervoso. Da allora, da quei giorni lontani, Fabio ha fatto una carriera davvero strepitosa, arrivando a pubblicare diversi articoli su molti dei giornali scientifici più prestigiosi del mondo. Fabio amava definirsi un cavallo pazzo, così come lo chiamava il professor Franceschi, e forse un po’ pazzo lo è davvero, come tutte le grandi menti, e sicuramente Fabio è una delle menti più brillanti con cui ho avuto il piacere e il privilegio di condividere un pezzo di strada.
Complimenti Fabio, te lo meriti!

Alan Yuille e Alan Hill, Amici a Sydney di lunga data.
Conosciamo Fabio da più di vent’anni. Lo abbiamo incontrato per la prima volta, entusiasta, loquace e affascinante, mentre nuotava nella piscina dell’Università del New South Wales.
Eravamo sempre messi alla prova nel tentativo di stargli dietro durante le lunghe nuotate. Presto è diventato un amico e ha iniziato a venirci a trovare nella nostra casa immersa nella natura a Elvina Bay. Lì abbiamo imparato molto sui suoi sogni, le sue sfide e i suoi successi da giovane accademico, alle prese con una cultura australiana tutt’altro che semplice.
Le sue idee e le nostre conversazioni erano sempre stimolanti e arricchenti, spaziando dal recupero ambientale ai metodi didattici, dagli atteggiamenti politici al costante interesse per il benessere degli altri e la giustizia. Non esitava mai a metterci in discussione quando non condivideva le nostre opinioni.
Abbiamo conosciuto ben presto anche la sua splendida e brillante compagna, Jane, poi la notizia del loro matrimonio. Le nozze, a Bondi, furono divertenti, con una fantastica fontana di cioccolato e tante altre prelibatezze.
Qualche anno dopo è nata Gaia, poi Modì. Entrambi hanno ereditato il fascino, la bellezza e la curiosità verso il mondo dai loro genitori. Sono due bambini fortunati.
Abbiamo sempre piacere a condividere momenti con Fabio e la sua famiglia.

We have known Fabio for more than 20 years. We met this enthusiastic, voluble, charming person swimming at the University of NSW pool. We were always challenged in keeping up with him on long swims. Soon he became a friend and would visit us at our house in the bush at Elvina Bay. There we learned a lot about his dreams, challenges, achievements as a young academic, dealing with a very challenging Australian culture. His ideas, our discussions were always very interesting and enriching, ranging from ideas of environmental repair, teaching methods, political attitudes, and always with a great concern for fellow humans and justice. He was always happy to challenge any of our attitudes, ideas , when he disagreed with us. We soon learned about his exciting, beautiful girlfriend Jane, then their proposed marriage. This wedding was fun, in Bondi, and there was an amazing chocolate fountain and other fabulous food. A few years later, Gaia was born, then Modi. Both kids inherit their parents’ charm, looks and interest in the world around them. They are lucky kids. We always enjoy our interactions with Fabio and his family.
Alan Yuille, Alan Hill O.A.M.

Alessandro Marconetti, Cugino e amico di infanzia.
Questione di DNA.
È sempre un onore il fatto che qualcuno della propria famiglia riceva un riconoscimento di questa portata.
Per due motivi, il primo è aver condiviso le stesse radici.
Entrambi apparteniamo a una famiglia che ci ha trasmesso… Valori.
E tutti sappiamo quanto sia importante, soprattutto in un presente martoriato come il nostro, riuscire a mantenere saldi e a infondere tali Valori anche nella professione.
Fabio è riuscito e riesce a farlo con naturalezza e semplicità, portando anche la sua eccellenza italiana nel mondo.
Il secondo motivo è che a riconoscere l’importanza del suo lavoro sia proprio il contesto in cui siamo cresciuti e verso cui entrambi nutriamo un immutato e instancabile senso di appartenenza.
Anch’esso ha innegabilmente contributo a renderci ciò che siamo, a farci tenere vivo il ‘filo rosso’ delle nostre origini e a fare si che il nostro operato sia costantemente ispirato a quella speciale eredità, propria del luogo da cui proveniamo.

Angelo Venditti, Amico e compagno di scuola.
Con Fabio mi lega un’amicizia quarantennale costellata di ricordi divertenti, direi spassosi, a partire dalla prima media nella scuola “Mazzini” di Lanciano. Tante ne abbiamo combinate insieme, in classe e fuori, soprattutto tra le sue campagne, dove scappavamo a giocare ogni volta che ne avevamo l’occasione.
E anche ora, ogni volta che torna dall’Australia, cerchiamo sempre di farci almeno un aperitivo in cui aggiornarci sulle nostre vite ma soprattutto ricordare i nostri anni di scuola insieme, dalla “Mazzini” al liceo scientifico “Galilei”.
In classe eravamo quelli che cercavano di ascoltare e apprendere il più possibile, per poi dover studiare di meno e poter giocare di più. Eravamo appassionati di matematica, chimica e le lezioni in laboratorio erano le nostre preferite, una sorta di gioco in aula, per cui già da allora le sue inclinazioni erano ben chiare. Nei pomeriggi di svago, invece, eravamo quelli che, ancora senza patente, rubavano il trattore al suo papà per farci lunghi giri tra gli orti di Sant’Egidio. Epica fu quella volta in cui quasi perdemmo il controllo proprio di quel trattore e se oggi possiamo raccontarlo ridendo come matti è stato solo per un colpo di fortuna.
Insomma, Fabio è quell’amico che sin da piccolo si distingueva per la sua genialità non solo sui banchi di scuola e con cui oggi è bello ritrovarsi per brindare ai successi odierni ma soprattutto per ritrovarsi ancora bambini tra ricordi, marachelle di allora e divertimento di oggi, proprio come allora.
Grande Fabio, meritatissimo Frentano d’Oro 2025!

Alessandro Di Vincenzo, Amico d’infanzia.
Conosco Fabio da quando eravamo ragazzi, cresciuti insieme tra le vie di Lanciano e le colline d’Abruzzo. Abbiamo condiviso risate, sogni, serate infinite e marachelle innocenti che ancora oggi fanno sorridere al solo ricordo. Dopo giornate di studio o di lavoro, trovavamo sempre il modo di divertirci, con quella leggerezza tipica della giovinezza, ma sempre con rispetto per gli altri e con la testa sulle spalle. Una sera, che ricordo ancora con grande affetto, siamo andati in cinque o sei a un pub a Lama dei Peligni. Musica dal vivo, risate, battute, le prime fidanzate, l’entusiasmo di essere vivi e insieme. Ci si prendeva in giro, ma alla fine ci si voleva bene davvero. Quella era la cifra della nostra amicizia: libertà, affetto sincero, e un legame profondo costruito sulla stima reciproca.
Fabio non era solo il ragazzo brillante che si intuiva già avrebbe fatto grandi cose; era, ed è, una persona leale, generosa e sempre pronta ad aiutare chi gli sta vicino. Anche oggi che ha girato il mondo e raggiunto traguardi straordinari, è rimasto lo stesso: autentico, curioso, con un grande cuore. Vederlo ricevere il Frentano d’Oro è una gioia immensa. Non solo perché lo merita per ciò che ha fatto, ma perché rappresenta al meglio i valori con cui siamo cresciuti insieme: impegno, amicizia, rispetto e un pizzico di sana follia.

Luciana Carota, Assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche dell’Università di Bologna.
Con Il Prof. Fabio Luciani, nativo di Lanciano come me e quasi coetaneo, ho condiviso l’orientamento scientifico a carattere multidisciplinare, nonché la laurea in Fisica presso l’Università di Bologna.
Sebbene a Bologna ci siamo specializzati in indirizzi diversi, lui in Fisica Teorica ed io in Biofisica e Sistemi Complessi, ci siamo entrambi appassionati ad un settore scientifico da considerare pionieristico negli anni intorno al 2000, soprattutto in Italia: l’applicazione della matematica, della statistica e dell’informatica a problematiche biologiche riguardanti l’essere umano, con intersezioni tra la fisica e la medicina.
La scelta è stata pionieristica perché in quegli anni la capacità elaborativa dei computer e la tecnologia internet non consentivano facilmente di effettuare analisi complesse come quelle richieste dal nostro orientamento multidisciplinare. Soprattutto in Italia, si investiva pochissimo su un campo di ricerca che non garantiva risultati facilmente utilizzabili. L’intelligenza artificiale era considerata in molti ambienti scientifici fallimentare perché troppo complessa ed imprevedibile, con troppi e lunghi studi preliminari.
Come altri nostri colleghi, io e Fabio abbiamo seguito, contro corrente, il nostro forte desiderio di conoscenza e le nostre intuizioni scientifiche, a spese di interessi più egoistici, come la vicinanza alla famiglia di origine nel suo caso. Infatti, a differenza di Fabio, io sono rimasta in Italia, soprattutto a Bologna e provincia, ma questo ha comportato per me diverse svolte lavorative non sempre facili: quasi dieci anni di precariato in un ente di ricerca statale, un altro decennio come insegnante di ruolo di matematica e fisica nei licei statali e, al momento, quasi tre anni come assegnista di ricerca presso Il dipartimento di medicina dell’Università di Bologna, occupandomi di intelligenza artificiale applicata allo studio delle malattie del sangue.
Sicuramente, oggi, con grande orgoglio e soddisfazione, non siamo i soli a poter affermare che il nostro coraggio e le nostre intuizioni scientifiche sono carte vincenti per la società, e non, banalmente, gratuiti atti di ribellione a sistemi precostituiti.

Manuela De Benedictis, Vicepresidente dell’Associazione Culturale il Frentano d’Oro.
Nonostante abbia solo qualche anno in più di Fabio, l’ho conosciuto tramite la stampa su alcuni articoli che parlavano di lui in modo eccelso e mi sono compiaciuta che un mio coetaneo, un ragazzo che ha visto gli stessi miei cartoni animati, che ha vissuto e frequentato le stesse strade e luoghi di Lanciano della nostra adolescenza (i viali, le cabine (telefoniche) all’inizio dei viali, il quadrato, il Campari ecc) abbia raggiunto vette così importanti a livello mondiale,

mantenendo però, nella mente e nel cuore il legame della nostra terra Frentana e di Lanciano con le sue tradizioni ed usi, peculiarità di chi è nato all’ombra della Torre Civica che ai nostri tempi sparava a mezzogiorno in punto un colpo di cannone.
Quando l’ho incontrato personalmente l’anno scorso per la prima volta insieme al Direttivo a cena in un noto locale storico di Lanciano con i suoi genitori, mi fece subito un’ottima impressione, sembrava lo conoscessi da sempre, era simpatico e alla mano, proprio come piace a me; fu bellissimo assistere e fotografare l’incontro con il proprietario del ristorante che il caso ha voluto essere un suo amico di infanzia. Insomma siamo riusciti in quell’occasione a fare una simpatica Carrambata.
Fabio Luciani è il quarto premiato “orfano” del mio babbo (come lo chiamavo io) ideatore del Premio, ma sono certa che, come è stato per Massimo, Sandra, Vilma, anche per Fabio sarebbe stato pieno di orgoglio nel presentarlo alla città come XXVI Frentano d’Oro.

Luca di Francescantonio, Graphic and logo designer / illustrator.
Con Fabio è nata una amicizia credo più di 10 anni fa e per alcuni motivi avevamo anche delle cose in comune, sebbene lui sia una mente razionale e io una creativa, alla fine, incredibile a dirsi, c’era un intenso scambio di idee e sentimenti.
Anche se comunque, per quanto razionale e brillante, già si notava la parte più irrequietamente selvatica, con il continuo spostarsi e scoprire le cose nel mondo seguendo un intuito interiore che forse manco i surfisti tra le onde imprevedibili in Australia hanno.
E questo da creativo lo comprendo molto.
Poi è successo il covid, nel 2020, e nei mesi in cui non potevo muovermi da casa, anche se potevo lavorare, non amavo i momenti di solitudine tra le pareti e mi inventai quindi degli appuntamenti a intervista online su Facebook con figure del mondo del lavoro locale.

Luca Di Francescantonio interpreta l’Amico Fabio

Quello che mi affascinava era il sentire dei professionisti davanti a qualcosa di nuovo e sconvolgente, che faceva intravedere il pianeta in un’ottica diversa e futura. E tra questi momenti c’era da parte mia anche la necessità di far scoprire alle persone la logica della scienza, che diventata ulteriormente dal 2020 in poi superiore a qualsiasi politica o filosofia. Come è giusto che sia.
E le interviste online con Fabio furono due, con i nostri fusi orari, e più lunghe del solito, anticipando ogni tipo di podcast, parlando di tutto ciò di cui era necessario sapere al momento sui virus e sugli sviluppi delle scoperte. Furono le puntate più seguite dal pubblico dal mio profilo di comunicatore pubblicitario (non un folto pubblico ma molto interattivo). Rimasero memorabili anche perché parte delle persone scoprì per la prima volta la natura irriverente e spontanea di questo giovane ricercatore fuori dagli schemi canonici dello scienziato chiuso in laboratorio e che parlava in dialetto dall’Australia come fosse una vera boccata d’ossigeno da lockdown…
Fabio è appunto una valanga continua di movimento, che non cesserà mai di stravolgere i dati che incontrerà per strada. E chissà che amicizia avrà con l’intelligenza artificiale, non oso immaginare.
Nel frattempo, quando vidi per la prima volta l’articolo del quotidiano nazionale dedicato unicamente a lui, io fui uno dei primi a scrivere che per una visibilità concreta del genere meritasse il Frentano d’Oro. E qualcuno in qualche maniera mi deve avere sentito, anche solo telepaticamente.
Quindi sono davvero orgoglioso di essere l’amico di un Frentano d’Oro dalle radici fino alla chioma, ed è un esempio molto contemporaneo di quanto nella ricerca scientifica ci sia un enorme bisogno di personalità rare come la sua.
Grazie, Fabio, per il ricercatore irrequieto e d’oro che sei.

Rachele Ciccocioppo, Professore Ordinario di Gastroenterologia, Direttore della Unità Operativa di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva, Ospedale Clinicizzato SS. Annunziata di Chieti, Dipartimento di Medicina e Scienze dell’Invecchiamento, Università Gabriele d’Annunzio.

La Prof.ssa Rachele Ciccocioppo.
(foto di Fiorella Zegarra Giancristofaro).

Era un frenetico nonché solito giorno di lavoro e stavo controllando la posta elettronica, quando noto una richiesta di collaborazione scientifica a cui non avrei dato peso se non fosse stato per il Post Scriptum: “sei di Lanciano?”. Unicamente per questo motivo ho risposto! Quel giorno hanno avuto inizio non solo un confronto costruttivo ed una collaborazione proficua in campo accademico, ma soprattutto un sodalizio umano fatto di profonda amicizia e rispetto reciproco che trovano le basi fondanti proprio nella ‘frentanità’. Queste basi hanno fatto sì che sin dal primo momento ci sia sembrato di conoscerci da sempre e che ogni nostra videochiamata di lavoro si concludesse sempre con qualche accenno alle tradizioni lancianesi che abbiamo scoperto ognuno di noi coltivava anche a distanza, ai sapori e ai profumi della nostra terra, alla nostra costa che è un gioiello nascosto.
Col passare del tempo, mi è apparso sempre più evidente come i suoi genitori, persone da ammirare e da tenere come esempio, gli abbiano saputo trasmettere i nostri valori, quali la tenacia e la laboriosità, l’onestà e la riconoscenza, l’ospitalità e la tolleranza, il tutto con grande semplicità. Fabio ha fatto tesoro di questi insegnamenti che lo hanno guidato nella vita e gli hanno consentito di adattarsi a tante situazioni diverse e di farsi strada in un ambiente altamente competitivo.
E così, con la sua instancabile voglia di viaggiare e con il suo approccio da bambino curioso ha saputo costruire, giorno dopo giorno, la sua figura di scienziato conosciuto e considerato in tutto il mondo e tessere importanti relazioni professionali. La sua straordinaria modernità sta nell’aver saputo applicare la sua proteiforme preparazione universitaria nel campo della ricerca medica traslazionale. Ciò vuol dire che ha saputo mettere a frutto tutte le sue conoscenze apparentemente lontane dal ‘paziente’ al servizio del ‘paziente’. La ricerca medica ha bisogno proprio di queste figure se si vuole arginare l’incredibile aumento delle patologie non trasmissibili che stiamo osservando nei giorni nostri. Una delle cause principali risiede nei fattori ambientali legati all’industrializzazione, ai cambiamenti climatici e all’alimentazione che rappresentano la causa più importante delle malattie mediate dal sistema immunitario, tra cui la malattia celiaca che colpisce la mucosa intestinale e l’artrite reumatoide che colpisce le articolazioni. Queste sono patologie croniche e invalidanti, che hanno un enorme impatto sulla qualità di vita dei soggetti colpiti e sull’economia sanitaria, la cui prevalenza è in continua ascesa e per le quali sono stati fatti grandi passi in avanti dal punto di vista della conoscenza dei meccanismi di danno tissutale, ma poco dal punto di vista terapeutico. Ebbene, proprio qui si inserisce l’attività di ricerca traslazionale di Fabio che, partendo da un’intuizione geniale, sta dimostrando con validi esperimenti e risultati robusti quale sia la chiave di lettura del meccanismo alla base del danno dell’organo bersaglio di queste malattie, e quindi la ricaduta terapeutica. Infatti, la possibilità che i fattori ambientali enunciati riescano a modificare la competenza immunologica degli individui predisposti attraverso l’induzione di mutazioni genetiche somatiche di alcune popolazioni cellulari come i linfociti T si sta dimostrando veritiera. Le sue idee, pertanto, rappresentano un patrimonio per la scienza medica e una speranza per tanti pazienti e noi gli auguriamo di riuscire a portarle avanti. Tutto ciò ha fatto sì che in una realtà meritocratica come quella australiana, gli venissero riconosciuti tutti questi meriti e gli siano stati affidati incarichi accademici di responsabilità progressivamente crescente.
Tutto ciò ha reso Fabio, anche se dovrei dire il Professor Luciani, una persona estremamente ricca e vivace dal punto di vista intellettuale. E proprio questo lo rende unico e affascinante, quando si parla con lui non è mai banale e si rimane sorpresi per l’ampiezza di vedute, per la capacità analitica e per la destrezza nel trovare soluzioni.
Questi sono i suoi tratti distintivi con cui condisce tutto ciò che fa, dalla cucina alla scienza, dai progetti allo sport. Proprio questo “essere frentano” traspare in ogni aspetto della sua vita. È frentano in famiglia, trasmettendo ai figli non solo la nostra lingua (dialetto compreso), ma anche l’educazione, le abitudini, i piatti tipici e le ricorrenze lancianesi, così che quando sono in Abruzzo si possano sentire “a casa”. È frentano con gli amici e i Colleghi stranieri con cui riesce sempre a introdurre qualche accenno della nostra terra e della nostra cultura.
Noi tutti, pertanto, lo ringraziamo per aver diffuso i valori della nostra terra e del nostro popolo nel mondo e per renderci orgogliosi.

Marcella Luciani, sorella di Fabio.
Fabio è per me innanzitutto un esempio.
È il classico fratello maggiore. I quattro anni che ci dividono hanno fatto sì che fosse da sempre il mio punto di riferimento.
Sin dall’infanzia i nostri genitori sono stati sempre molto impegnati con le rispettive attività e noi siamo cresciuti praticamente uno accanto all’altro: Fabio mi ha insegnato ad attraversare la strada, mi aiutava con i compiti, mi ha insegnato a giocare a scacchi o a carte… Insomma, sempre tutto insieme. Mio fratello mi ha anche accudito quando stavo male!
Ci siamo sempre protetti a vicenda, abbiamo riso e giocato insieme, ma ci siamo anche azzuffati per poi far pace dopo 5 minuti. Ho sempre saputo di poter contare, in ogni caso, su di lui. Un fratello è il primo compagno di avventure e di giochi, e, a volte, non si esprime mai il bene che gli si vuole.
Crescendo abbiamo affrontato alti e bassi, situazioni in cui non avremmo mai pensato di trovarci, traumi, la perdita di qualcuno che amavamo, sempre insieme perché solo insieme si rinasce, e anche oggi, a migliaia di chilometri di distanza, ci siamo sempre l’uno per l’altra e continuiamo ad affrontare tutto insieme come abbiamo sempre fatto.
Inutile dire quanto io sia orgogliosa di lui, delle sue scelte, dei suoi successi in campo lavorativo e familiare. Mio fratello dovrebbe essere un modello, appunto un ESEMPIO per tutti i giovani studenti.
Ricordo ancora quando partì per l’università a 19 anni. Mi sentivo persa. Per diverse settimane ho dormito nel suo letto, mi mancava il mio punto di riferimento. Dopo oramai 30 anni che viviamo lontani posso dire che non ha fatto mai mancare la sua presenza importante nella mia vita di sorella minore.
Non importa cosa ci riserverà il futuro e quali situazioni ci troveremo ad affrontare: so che comunque vada, adesso e sempre potremo contare l’uno sull’aiuto e il rispetto dell’altro.

Paolo Tieri, Fisico al CNR di Roma.
Ho conosciuto Fabio una sera in un cinema di Bologna, città piena di noi abruzzesi. Ci ero andato con una amica in comune, e mi presentò questo lancianese che si stava laureando in fisica. Io la laurea l’avevo presa da poco, stavo cercando lavoro nell’accademia o in qualche centro di ricerca, aspettavo bandi e concorsi. Fabio mi raccontò che stava facendo la tesi con un immunologo bravissimo e un po’ fuori di testa, il tipico elemento geniale, il Prof. Claudio Franceschi. L’entusiasmo di Fabio e l’argomento della tesi mi colpirono molto, e quasi per scherzo chiesi: “Non è che cerca qualche altro fisico?”. Fabio mi rispose “Certo, ne sono sicuro! Vai subito a parlarci!”. Mi diede il contatto e qualche giorno dopo andai per un colloquio, che si rivelò essere di successo e che avrebbe, anche grazie a Fabio, indirizzato la mia vita sino a oggi. Da quella sera al cinema Fabio e io siamo diventati amici, tante cose sono cambiate ma siamo sempre rimasti in contatto per lavoro e nella vita, e anche se le occasioni per vedersi fisicamente sono sempre poche, ogni volta che ci sentiamo è come se abitassimo nello stesso quartiere. Ciao, cumbà!

Contributo medico, didattico, del Dr. Stefano Graziani,
Presidente dell’Associazione Culturale il “Frentano d’Oro”.
Letta la biografia ed il C.V. di Fabio Luciani e dopo averlo incontrato con gli altri del Comitato, ho pensato di partecipare alla stesura del libretto a lui dedicato e gestito dal nostro grande Giornalista Mario Giancristofaro con un piccolo contributo, ricordo per alcuni di Voi e lezioncina per Altri.
Ho quindi pensato al titolo
I nostri poteri immunitari: nel Bene e nel Male.

Da sin.:
il presidente Stefano Graziani, il Garante d’Oro 2025 Fabio Luciani e Vilma Campitelli, la Premiata del 2024.
(foto di Fiorella Zegarra Giancristofaro)

Il sistema immunitario è un insieme di organi e di cellule altamente specializzate con il compito di difendere l’organismo da agenti esterni dannosi, come i microrganismi nei quali troviamo batteri, protozoi, miceti, virus, parassiti. Tali agenti esterni potenzialmente lesivi, penetrando in un individuo attraverso l’aria inalata, il cibo ingerito, i rapporti sessuali, un bel po’ di tempo fa con manicure, pedicure, manovre sanitarie invasive, anche odontoiatriche, le emotrasfusioni per l’epatite C e B, soprattutto, e le ferite ecc. si possono riprodurre, causando un’alterazione funzionale definita infezione, locale o locoregionale oppure sistemica, cioè generalizzata, per i quali si adoperano i termini di sepsi e di setticemia.
Il termine infiammazione si riferisce invece alla reazione immunitaria di difesa per cause/agenti non biologici, pertanto fisici, chimici e necrosi (morte) di un tessuto, funzione fisiologica che si attiva anche in caso di cellule danneggiate o “vecchie” da eliminare e rinnovare, come avviene ad esempio per i globuli rossi che vivono 120 giorni, per le cellule neoplastiche al loro esordio e purtroppo anche nelle reazioni di rigetto degli organi trapiantati, dove si impiegano farmaci immunosoppressori, dei quali il più famoso è la ciclosporina, cellule invecchiate o danneggiate ma anche cellule neoplastiche, molecole e strutture metaboliche da “riciclare”.Da qui l’assioma: infiammazione, infezione ed immunità sono fenomeni biochimici estremamente correlati.
Un dato importante, ogni secondo 4 milioni di cellule si rinnovano, dalle piastrine e da alcuni globuli bianchi che vivono alcune ore, alle cellule del cuore, encefalo, muscolo e rene che invecchiano dopo lustri.
Ma se ci dobbiamo difendere, dobbiamo anche “offendere”, reagire con armi appropriate perché stiamo parlando proprio di una “guerra”.
Tutte le componenti di questo “allarme biologico” prevedono una “strategia di vigilanza e di attacco” con elementi cellulari sparsi in diverse aree del corpo umano che comunicano tra di loro grazie a interconnessioni, “strade” dette vasi linfatici e con la circolazione ematica.
L’organo responsabile della produzione delle cellule del sistema immunitario è il midollo osseo, che si trova all’interno di alcuni tipi di ossa del nostro corpo.

Ecco lo schema della cellula madre del midollo osseo, detto anche rosso, con la

linea mieloide (rossa)       e la                linea linfoide (bianca)
globuli rossi                                              linfociti: T e B 
piastrine                                                    linfociti Natural Killer
granulociti eosinofili                                 plasmacellule
granulociti neutrofili                                 granulociti basofili
monociti (+ batteri) -> macrofagi
mastociti
Nello specifico il sistema immunitario è costituito da cellule specializzate, chiamate globuli bianchi o leucociti, capaci di circolare sia nel sangue che “muoversi” nei tessuti, soprattutto intorno ai vasi capillari.
Queste cellule si individuano nei 6 tipi dell’immagine ed in organi linfatici ben definiti, principali, come il midollo osseo, la milza ed il timo e organi linfatici secondari, come linfonodi (ghiandole linfatiche) e tessuto linfoide associato alle mucose (tonsille, appendice e placche intestinali di Peyer).
Proteine specializzate nel ruolo di mediatori chimici, chiamate citochine, orchestrano le diverse risposte immunitarie, scambiandosi segnali tra di loro al fine di controllare il lavoro dei diversi organi e dei tessuti linfatici.
Citochine, appunto: sono una molteplicità di proteine diverse secrete dalle cellule del sistema immunitario contribuendo alla regolazione della risposta immunitaria. Ma una loro iperproduzione, una “tempesta”, soprattutto per infezioni diffuse, può portare a gravi danni metabolici multiorgano, talora fatali.
Una normale risposta immunitaria si articola secondo questi passaggi:
– l’agente esterno potenzialmente pericoloso, chiamato antigene, per lo più molecola proteica, viene scoperto e identificato;- il sistema immunitario si attiva mobilitando tutti i suoi difensori, le cellule dedicate; l’antigene viene accerchiato, attaccato, fagocitato e “digerito” dagli enzimi o neutralizzato con gli anticorpi circolanti nel sangue, i proiettili specifici;
– l’aggressione viene domata e conclusa, se vinciamo!
Ho parlato prima di “guerra”, genialmente interpretata dal nostro Grande Lucio Trojano

Il nostro Garante d’Oro 2008 Lucio Trojano interpreta Fabio Luciani.

una vera guerra che richiede essenzialmente due tipologie di attacco-difesa: il primo è il corpo a corpo, la fagocitosi,
il secondo è la guerra a distanza, da remoto, con la produzione di anticorpi, sinonimo immunoglobuline.
Il contatto diretto invasore-aggredito mi ricorda le offese come quelle da lotta, botte, tirapugni, arma da taglio, come coltelli, spade, baionetta, asce e poi reti, catene, mazze, invece la battaglia a distanza mi fa pensare alle palle di fuoco, all’olio bollente, ai proiettili, lance, frecce, boomerang ed ancora a kamikaze, bombe, droni, inquinamento della terra, degli ambienti, dell’aria (tipo gas nervini ed altro) e delle acque, oltre agli hackeraggi ai mezzi di comunicazione, che indeboliscono la strategia di difesa.
Così creo le basi per spiegare molto semplicemente, didatticamente, i due più importanti poteri immunitari nell’Uomo, ma non solo, ricordando però che esistono anche altre due protezioni.
Una è di tipo meccanica, come la cute, le lacrime per la cornea, il cerume per le orecchie, l’altra è biochimica, con la produzione di muco protettivo specializzato per le membrane interne, le mucose, degli apparati in comunicazione con l’esterno come l’apparato digerente, il respiratorio con il catarro ed il genito-urinario ed ancora di varie secrezioni complesse che contengono sia anticorpi che proteine di natura enzimatica, capaci di distruggere i batteri.  
Dunque il primo mezzo di difesa da contatto, come detto, è la fagocitosi, dal Greco, fago = mangiare e cito = cellula.
In realtà i globuli bianchi deputati al “me te magno”, i fagociti, sono di 5 tipologie:
i granulociti neutrofili,
i monociti che in presenza di batteri diventano macrofagi,
i linfociti B,
i granulociti eosinofili ed i
linfociti Natural Killer che si “attaccano” all’invasore per inglobarlo e distruggerlo attraverso enzimi che lo “squagliano”, ricavando utili proteine, glicidi e lipidi per la sintesi di nuove molecole “amiche”.
Ecco che i Linfociti orchestrano una seconda risposta immunitaria mirata, con la produzione di anticorpi: essi sono  i Linfociti B e i Linfociti T.
I Linfociti B, (B da bone, osso, dove si sviluppano, ma anche B da batteri, dei quali riconoscono le proteine estranee dette antigeni, sono le cellule responsabili sia dell’attivazione dei fagociti Linfociti Natural Killer che della produzione degli anticorpi, tramite la trasformazione in Plasmacellule, veri cecchini, tiratori scelti, snipers in inglese.
Gli anticorpi, o immunoglobuline, sono le proteine che legano e distruggono gli agenti estranei essendo immesse nel sangue con l’obiettivo di riconoscere ed annientare i nemici alieni che stanno infettando le proprie cellule.
I Linfociti T, che maturano nel timo, riconoscono gli antigeni dei virus, dei funghi (miceti) e del bacillo della TBC, informando i Linfociti B per le risposte immunitarie più idonee, quelle due già segnalate.
Quando il nostro sistema immunitario è malato, può succedere che cellule o tessuti del nostro corpo vengano scambiate dai linfociti, soprattutto i L. T, per estranei, subendo così un attacco.
E’ un deragliamento, il rovescio della medaglia, ma anche un boomerang, purtroppo.
Ecco che in questa evenienza, talora drammatica, ma anche fatale, si parla di
malattie autoimmuni.
Mi viene in mente una frase del mio Prof. di Lettere, Angelo Buononato, del Liceo Scientifico Vittorio Emanuele II di Roma su Ciullo (Cielo) d’Alcamo, poeta siciliano del XIII secolo:
“di lui, nulla si sa”. O molto poco, tranne del suo verso:
tu rosa aulentissima”.
E così è, per tali morbi la cui patogenesi risulta ancora non capita, anche se molto studiata.
Questa problematica di autoimmunità si evidenzia clinicamente in 4 situazioni:
1) prendersela contro se stesso, “mi do le picconate sui piedi”, l’autoimmunità appunto;
2) prendersela con gli “innocenti: ecco le allergie, con risposta immunitaria sproporzionata nei confronti di antigeni estranei, spesso innocui o discreti, che va a danneggiare anche i tessuti normali, come nell’asma bronchiale scatenate dai pollini e quelle da alcuni alimenti o da veleno da puntura di insetti e ragni;
3) fare lo gnorri, il distratto e quindi addirittura favorire il cancro, e la sua aggressività;
4) come già detto della fratellanza con l’infiammazione e l’infezione, l’immunità straripa con un eccesso di difesa, la tempesta di citochine,
con possibilità di morire per infezione sistemica, la sepsi e con la MOF (Multiple Organi Failure) la sindrome da deficit multiorgano già riferita.
Un’esasperazione di questo anomalo fenomeno è lo shock anafilattico da esposizione, puntura di insetto o ingestione di un allergene già noto, per lo più, che se non trattato prontamente con adrenalina può risultare fatale per la massiccia produzione di citochine come istamina, eparina, prostaglandine ed altre, ad opera dei granulociti basofili e dei mastociti, attivi anche per i parassiti come i fagociti granulociti eosinofili.
Esistono anche disturbi da
immunodeficienze, congenite o acquisite quando l’organismo non è in grado di attivare una risposta immunitaria contro gli invasori esterni. Esempio eclatante l’AIDS da HIV, con compromissione dei Linfociti T e morte frequente da virosi, candidosi sistemica e TBC, con accanto ad alcune forme neoplastiche particolari.
Alcuni esempi, non per frequenza, ma in ordine alfabetico, tralasciando le complesse, crudeli forme congenite, spesso fatali ad espressione neonatale e quelle che secondo quanto io possa sapere, sono molto rare:
alopecia areata, anemia perniciosa, artrite psoriasica, artrite reumatoide, BPCO alcune forme, celiachia e glutine (!), connettiviti, dermatite atopica, dermatomiosite, diabete di Tipo 1, epatite autoimmune, eritema nodoso, febbre reumatica, fibromialgia, lichen sclerosus, miastenia gravis, MICI (Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali): morbo di Crohn e rettocolite ulcerosa, morbo di Basedow (Flaiani-Graves), pemfigo, polimialgia reumatica, psoriasi, rinosinusiti, sclerosi multipla, sclerodermia e forme di fibrosi polmonari, sindrome delle gambe senza riposo, sindrome di Behçet (con le vasculiti) e le malattie quasi peculiari della Turchia, sindrome di Cushing, sindrome di Guillain-Barrè Strohl, sindrome di Ménière, sindrome di Sjogren, sindrome di Reiter, spondilite anchilosante, sterilità maschile autoimmune e post-traumatica, tiroidite di Hashimoto, vasculiti (artero-veno-capillari), vitiligine.
Riflessioni particolari: ci sono situazioni che possiamo trovare di frequente nella popolazione quando siano presenti fattori favorenti un calo, talora drammatico, delle difese immunitarie che evidenziano correlazioni anatomo-funzionali e quindi cliniche, di 4 elementi, Psicologia e Neurologia, oggi più modernamente definita Neuroscienze con l’Immunologia, l’Endocrinologia e lo studio del Microbioma, la popolazione di batteri presenti soprattutto nel nostro intestino.
Esso si rapporta egregiamente, se tutto ok, con il resto delle predette funzioni organiche, compendiando un unico e complesso sistema di controllo omeostatico dell’organismo.
Queste le patologie: stress (compagno di vita!) e depressione, sia come esperienza acuta che prolungata nel tempo, le malattie autoimmuni gravi acquisite, come i Pazienti con AIDS, già detto, gli Oncologici soprattutto se sotto chemioterapia (TCX, chemioterapia antiblastica) o in Radioterapia estesa ed i trapiantati, nelle leucemie e linfomi, i politrasfusi ed i politraumatizzati, atleti di sport estremi e sportivi in overtaining per la dannosa vigoressia, gli anziani avanzati in scarse condizioni igieniche, magari anche nutrizionali, come spesso si avvera in Ospedale (!), i grandi ustionati, i Pazienti di Chirurgia avanzata ampiamente demolitiva e ricostruttiva, alcolisti cronici e malnutriti. I cateteri venosi centrali (CVC) e gli stent biliari, endocoledocici a permanenza o presenti per tempi molto prolungati possono essere elementi favorenti le infezioni sistemiche, valutando anche la diagnosi e l’eventuale fragilità del Paziente (!), molto meno gli altri presidi come il C.V., gli stent ureterali, uretero-pielici, drenaggi biliari o trans-epatici esterni, drenaggi liquor cerebrale-peritoneo ed infine tubi per alimentazione enterale artificiale gastro-digiunali (PEG o Percutaneous Endoscopic Gastrostomy, gastro- e digiuno-stomia).
Non ultimo, il “passare del tempo”, l’invecchiamento, che causa inesorabilmente l’indebolimento degli organi del sistema immunitario.
Ma c’è di più, purtroppo: il rischio delle complicanze infettive e i danni d’organo per la terapia steroidea (cortisonica) cronica!
Come è possibile rafforzare il sistema immunitario?
Per far sì che il corpo sia sempre pronto ad affrontare qualsiasi tipo di attacco, l’arma migliore è condurre uno stile di vita sano, basandosi su questi principi fondamentali:
– tenersi in forma svolgendo un’attività fisica, almeno leggera. Al riguardo leggete qualcosa sul fit-walking;
– essere “amici” della bilancia;
– non fumare e non abusare di alcol;
– cercare di limitare o eliminare fonti di stress (facile a dirsi!). Lo stress, infatti, influisce sul numero dei globuli bianchi che risultano meno responsivi a stimoli esterni, rendendo l’organismo più “attaccabile” da agenti che causano infiammazioni e malattie;
– cercare di “dormire bene”: un sonno di buona qualità, caratterizzato da un regolare ritmo sonno-veglia, influenza positivamente il sistema immunitario rendendolo più pronto ad attivare difese immunitarie. Si consiglia anche di dormire al buio per evitare disordini ormonali.
Altri dati fondamentali:
– la socializzazione e la convivialità. Vivere in amicizia con più persone, accudire i nipotini, l’orto o il giardino, essere presenti nei vari club, parrocchia, associazioni; ballare, giocare a carte, leggere ed aggiornarsi, curando la vista, l’udito e la buona andatura di passeggio;
mangiar sano, equilibrato, assumendo cibi naturali e ricchi di vitamine e sali minerali. Diceva Ippocrate nel prezioso V secolo aC.:
“fa che il cibo sia la tua medicina e che la tua medicina sia il cibo.”Frase ripresa da Feurbach nel XIX secolo:
“siamo quello che mangiamo”.
Un rapido elenco, ma dal prezioso messaggio: dieta mediterranea, latticini fermentati come yogurt e kefir, non quelli di mucca o bufala, molto grassi, bene se di capra, farine non raffinate, ma 100% integrali (grano saraceno, segale e farro), grassi vegetali dall’olio di oliva extravergine e dalla frutta secca lipidica, grassi animali, essenzialmente dai piccoli pesci azzurri come acciughe, sardine e sgombro; ok dal salmone, ma attenzione alla provenienza, dall’uovo e dai legumi, fagioli di tutti i tipi, meglio se rossi o neri. Più grandi i pesci, maggiore la concentrazione del veleno mercurio.
E di questo comportamento selettivo e “maturo”, ricco anche di fibre,  ci ringrazieranno anche i nostri amici batteri intestinali “buoni” del nostro microbiota intestinale, popolazione amica del nostro sistema immunitario, già sottolineato.
Ma se ho parlato di cibo sano, con un importante fuori-tema, voglio aggiungere anche i
– veleni a tavola:
TV, smartphone, sale, zucchero, alcol, superalcol, burro e margarina, farine raffinate: cibi comodi per il tempo risparmiato, ma super processati e tossici con additivi, conservanti e, ancora, tanto sale.
Inorridisco spesso al bar, al mattino, quando gli adulti, spesso paffutelli, propongono ai figlioli, anch’essi spesso sovrappeso o addirittura obesi, merendine ricche di grassi dannosi, patatine salatissime e tè super dolcificato.
Il grasso viscerale è un organo a tutti gli effetti, e se è “troppo”, diventa un problema infiammazione-responsabile ed immuno-compromettente.
In tutti gli obesi la PCR (Proteina C Reattiva) è alta, a livelli patologici, con i rischi relativi, metabolici ed oncologici. E molti si chiedono: perché?
E questa è la risposta, che non credo vi stupisca…
L’ipertensione arteriosa e l’aumento soprattutto del colesterolo e dei trigliceridi, molto meno, grassi che aumentano nei diabetici e nell’eccesso di zuccheri ed alcol (e superalcol), è anche materia della Pediatria!
Ma bisogna aver orecchie per sentire e tempo per riflettere, senza la curva in avanti della cervicale per il cellulare in mano, diventata la custodia del tempo… “prigioniero”.
Integratori del sistema immunitario?
Non ho esperienza al riguardo, ma credo molto nei buoni dettami prima elencati, appropriati, non da me, ma dalla Medicina basata sulle evidenze (MBE), cioè sull’appropriatezza dei consigli che hanno prove di efficacia.

Alla premiazione, da sin.:
papà Angiolino Luciani, Rita, Jane, la moglie e i giovani figli Modì e Gaia.
(foto di Fiorella Zagarra Giancristofaro)

Curriculum Vitae Prof. Fabio Luciani.

… ovviamente secondo il nostro Grande Lucio Trojano

Un sentito ringraziamento agli Sponsor de “Il Frentano d’Oro” 2025

Comune di Lanciano, Regione Abruzzo,
Lubrifica Italia,
BCC Abruzzi e Molise, Ecolan,

Aroval, Fiori e Colori.

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Bibliografica – Castel Frentano